Stefania Fierli

Information Overloading ovvero del saper assaggiare con gusto

Nei nostri tempi tecnologici e digitali siamo investiti e attraversati continuamente da una ridda di informazioni con una metodologia che usa link che rimandano ad altri riferimenti, in un processo potenzialmente infinito. Si tratta di una vera e propria indigestione di informazioni che crea un effetto di saturazione per la nostra mente, arrivando a oberarla di un sovraccarico cognitivo che non aiuta, perché lascia frastornati, impedisce l’efficacia e inibisce la creatività.

I processi del pensiero hanno un procedere che va dall’analitico al sintetico e questo ci consente di gestire le informazioni e trasformarle in significati. Attraverso l’attenzione si 

mettono in moto meccanismi come la semplificazione e la focalizzazione proprio per evitare la paralisi davanti al fatto che la nostra mente resta sempre aggrappata all’informazione più recente ricevuta.

La nostra mente va educata e saputa usare: si parla infatti di attenzione selettiva per indicare la capacità di orientare consapevolmente la nostra attività mentale, operando una selezione privilegiata, distinta dall’attenzione diffusa con cui invece allarghiamo il campo percettivo. Saper miscelare la modalità dell’attenzione ci preserva dalle ingiurie del multitasking selvaggio che crea stress, errore e dispersione.

Per affinare questa capacità che consente di avere una visione chiara e decidere, occorre sapersi fermare e riflettere (analizzare, ordinare, programmare). Occorre quindi accettare questa pausa temporanea necessaria per evitare l’indigestione e la paralisi non produttiva dell’Overloading informativo.

La quantità di informazioni che riceviamo viene definita secondo una scala di valutazione che va da utile a fatale, mano a mano che si sfora la soglia di tolleranza, passando così dalla buona alla cattiva informazione. Questi fenomeni fanno insorgere stress e dipendenze come quella da internet, in cui l’individuo è come sovrastato dall’offerta di informazioni che subisce passivamente senza essere in grado di produrne di nuove.

Questa proliferazione di informazioni che ci bombarda, porta a disordine, confusione, frammentazione, rumore (come si dice in gergo), perché le informazioni necessitano di interpretazione e questa non può avvenire in maniera ottimale se siamo travolti, distratti e dispersi in un’onda molteplice e continua di informazioni. 

Nel 2008 l’Università della California aveva calcolato la dieta abituale di 34 gigabyte di cui si nutre una persona media ogni giorno: il dato è impressionante!

Nelle stime delle informazioni che ogni giorno un manager si trova a gestire, si arriva a un numero dieci volte superiore a questa soglia. Per quanto riguarda una categoria come quella degli ingegneri, si ipotizza che ogni anno siano costretti a leggere per lavoro dalle cinquemila alle ottomila pagine: sono diecimila le pagine oltre le quali si iniziano ad avere effetti di saturazione.

Dover fronteggiare quantità enormi di informazioni ha portato all’insorgenza di due disturbi come l’Information Fatigue Sindrome (IFS) e l’Information Anxiety. Nel primo caso, la sindrome da affaticamento informativo, si attiva una modalità panico che ostacola una interpretazione adeguata delle informazioni. Si riscontra maggiormente nei lavoratori della conoscenza (knowledge workers) e in genere in chi per professione gestisce grandi quantità di informazioni e deve prendere decisioni in tempo veloce, rischiando di diventare meno performanti nel prendere decisioni e fare analisi, oltre a diventare soggetti a frustrazione, ansia, malumore e vari disagi fisici come mal di testa e insonnia. 

La seconda, l’ansia da informazione, deriva dalla difficoltà di accesso o comprensione delle informazioni stesse.

Come ci si salva?

Innanzitutto adottando un metodo di lavoro che inizi con il distinguere le componenti superflue da quelle essenziali e poi utilizzando tecniche di classificazione, sintetizzazione, gestione e memorizzazione adeguate a ciascuna area o settore professionale.

Facendo un check delle informazioni che si gestiscono nella settimana e nel mese e valutando di volta in volta quali modalità sono più efficaci fra quelle cartacea ed elettronica.

Ma soprattutto sgomberando la mente dall’idea della omnicomprensione e della perfezione che paralizzano con la loro portata oceanica, che va oltre le possibilità umane.

La capacità di essere incisivi nella realtà, poi, non si affida solo alla conoscenza delle informazioni, ma al sapere come affrontare il nuovo e gestire le domande.

Negli ultimi tempi, sperimentati gli effetti che l’imbarbarimento che lo smart working può portare nelle nostre vite, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che introduce il diritto alla disconnessione una volta terminato l’orario di lavoro

L’invito quindi è a godersi il viaggio in modalità slow, perché non siamo macchine, assaporando la vita con i suoi ritmi naturali, sapendo scartare, scremare e selezionare le informazioni e sapendo preservare la vita personale con un tempo di qualità.

Nella vita, come nella musica, le pause sono fondamentali!