Stefania Fierli

Resilienza e Kintsugi

Torneremo come prima? Siamo sicuri che sia la domanda giusta?

In questo periodo sono varie le parole ricorrenti e resilienza è una di queste: deriva dall’ingegneria meccanica e indica la capacità di un materiale di resistere agli urti, attutendo con elasticità il colpo senza spezzarsi. In biologia rappresenta la capacità di un organismo vivente di autoripararsi dopo aver subito un danno, così come nei sistemi ecologici la capacità di tornare in equilibrio dopo una perturbazione.

In psicologia il termine denota la capacità di saper far fronte agli eventi traumatici, uscendone addirittura rafforzati, collocandosi fra le soft skills come l’intelligenza emotiva.

Nella cultura giapponese quella di ricomporre gli oggetti rotti è considerata un’arte, definita Kintsugi, che significa riparare con l’oro. 

L’abilità non consiste nel far ricombaciare i pezzi incollandoli perfettamente in modo che non si vedano le linee di frattura, ma nel ricomporre l’unità rappresentata dall’oggetto evidenziando le fratture stesse con un materiale prezioso come l’oro. Vi è in tutto questo una grande valenza simbolica della capacità umana di ricucire le ferite dell’anima, del saper metabolizzare fallimenti, avversità, frustrazioni.

Nel rimettere insieme i pezzi si scopre una nuova bellezza, una nuova configurazione di senso. Allora anche i segni delle fratture diventano belli, e non solo esteticamente, perché inseriti in una nuova identità vissuta con armonia.

Con la pandemia da Covid-19 sono tante le persone che hanno reagito volendo ritrovare la stessa vita di prima: il mondo era andato in pezzi e non era facile adattarsi a questa esplosione della vita così come la conoscevamo. Molte persone hanno avuto difficoltà a adattarsi a un mondo in cui non era più possibile vivere esattamente come prima, e questo  lo testimonia l’aumento del disagio psichico su cui, anche in Italia, si stanno conducendo studi.

Nel mondo del lavoro ciò si traduce nel non essere adattivi, nel fare molta fatica a affrontare una realtà che diventa sempre più insostenibile e a cui si risponde con l’evitamento così da per rimandare i problemi a un dopo imprecisato per evitare l’ansia, fino a che la situazione diviene fonte di uno stress ingestibile.

Eppure la resilienza si apprende, il tempo che passa e le esperienze aiutano a razionalizzare e adattarsi alle situazioni, sperimentando che passata la tempesta poi un nuovo equilibrio si trova sempre. Questo fortifica l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità di saper gestire le conseguenze anche di eventi difficili.

Le persone resilienti non sono supereroi, soffrono e sentono male come tutti, si lasciano andare anche alla disperazione ma poi sanno reagire. Accettano le alterne vicende come un fatto naturale, come la pioggia e il sole, e credono fermamente nella forza e nella bontà della vita. Una grande lezione di accettazione e flessibilità per viaggiare leggeri sapendo trovare l’alba nel tramonto.