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	<title>storytelling &#8211; Stefania Fierli</title>
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		<title>Customer Care. L’arte di prendersi cura dei clienti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Fierli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jan 2022 18:22:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Soprattutto a partire dall’avvento del cosiddetto metodo Toyota, i processi legati alla Customer Care e alla Customer Satisfacton sono fra i più inflazionati e disattesi della cultura organizzativa. Inflazionati perché sembra un argomento ormai ovvio quello di ascoltare i suggerimenti dei clienti per migliorare la qualità del servizio; disattesi perché le variabili in campo sono &#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Soprattutto a partire dall’avvento del cosiddetto <strong>metodo Toyota</strong>, i processi legati alla <strong>Customer Care</strong> e alla <strong>Customer Satisfacton</strong> sono fra i più inflazionati e disattesi della cultura organizzativa.</p>



<p>Inflazionati perché sembra un argomento ormai ovvio quello di ascoltare i <strong>suggerimenti</strong> dei clienti per migliorare la qualità del servizio; disattesi perché le variabili in campo sono talmente tante che parlare di <strong>comunicazione</strong>, <strong>ascolto</strong>, <strong>attenzione</strong>, <strong>qualità</strong> ci catapulta inevitabilmente nella sfera caleidoscopica delle differenti percezioni individuali, con il loro imprevedibile moto ondulatorio, e quindi nel mistero dell’animo umano.</p>



<p>Come è possibile, allora, aver cura dei clienti con <strong>garbo</strong> ed <strong>efficienza</strong>, facendo loro vivere una <strong>esperienza memorabile</strong>? Perché di questo si tratta quando si allude alla <strong>Customer Experience</strong>.</p>



<h2><strong><strong>Obiettivi dell’approccio Customer Care</strong></strong></h2>



<p>La finalità di ogni politica rivolta ai clienti è quella duplice di massimizzare le vendite — con tecniche che vanno da quelle più semplici a quelle più evolute, che attingono anche al <strong>neuromarketing </strong>— e al contempo di <strong>fidelizzare</strong>, come si diceva una volta, cioè creare un <strong>legame emotivo con il brand</strong>. Per questo negli ultimi anni abbiamo assistito alla creazione di una serie di neologismi sempre più fantasiosi, per indicare tecniche al passo con i tempi, utili per intercettare e ammaliare i potenziali clienti e, una volta divenuti tali, per trattenerli e legarli a sé in modo che resistano alla tentazione rappresentata da<s>i</s> competitor sempre più agguerriti, come dimostra la celebre metafora dell’<strong><em>oceano rosso</em></strong>.</p>



<p>Per fare questo è necessario assumere e formare addetti alle vendite adeguati alla relazione, in grado di gestire al meglio l’eventuale insoddisfazione dei clienti.</p>



<h2><strong>Le competenze adatte a un approccio Customer Oriented</strong></h2>



<p><a href="https://www.stefaniafierli.it/cosa-sono-le-soft-skills/">Empatia e soft skills</a> sono competenze preziosissime nell’approccio con il cliente, per capirlo, entrare nel suo modo di vedere il mondo e non solo soddisfare i suoi desideri e le sue aspettative ma addirittura anticiparli: questa è la frontiera estrema della soddisfazione del cliente, che porta al <strong>riacquisto</strong>, alla <strong>fedeltà</strong> all’azienda, muovendosi così nella direzione opposta a quella della manipolazione e della forzatura nel processo decisionale.</p>



<p>Ma come si concilia questo approccio con l’inevitabile obiettivo di “far quadrare i conti” e<s> </s>con l’esigenza, che molto spesso si presenta all’azienda, di “spingere” un prodotto in particolare?</p>



<p>Nella mia esperienza con <em>software house </em>ho avuto modo divedere il grande risparmio di tempo e l’aumento della <strong>Customer Satisfaction</strong> che si raggiungono inserendo in azienda un <strong><em>approccio agile</em></strong> in tutte le fasi, dai primi briefing alla consegna del prodotto. Il <strong>continuo feedback</strong> e il <strong>coinvolgimento</strong> del cliente in <strong>chiave proattiva</strong> sono diventate un esempio in ogni campo, al di là del mondo della programmazione.</p>



<p>Si tratta di una vera rivoluzione di approccio, che deve arrivare a tutte le persone coinvolte nella relazione con il cliente finale e, quindi, è prima di tutto un <strong>approccio HR </strong>nella comunicazione e nel flusso di lavoro. Non si può pensare di essere agili con il cliente in un’azienda rigida e formale.</p>



<p>Così per riuscire a gestire i cosiddetti “clienti difficili”è necessario compiere questo salto di prospettiva: il cliente non è difficile in sé, ma nelle frizioni che derivano dalla relazione che si instaura con lui. Ecco che gestire il cliente diventa quasi un laboratorio teatrale di “gioco delle parti”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="646" src="https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2022/01/Customer_Care_Fierli-1024x646.webp" alt="" class="wp-image-3265" srcset="https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2022/01/Customer_Care_Fierli-1024x646.webp 1024w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2022/01/Customer_Care_Fierli-300x189.webp 300w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2022/01/Customer_Care_Fierli-768x485.webp 768w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2022/01/Customer_Care_Fierli-1536x969.webp 1536w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2022/01/Customer_Care_Fierli-2048x1292.webp 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2><strong><strong>Da Storyteller a Brand Ambassador</strong></strong></h2>



<p>Essere <a href="https://www.stefaniafierli.it/limportanza-del-company-profile/">ambasciatori di un brand</a> significa incarnarne tutte le sfumature, valoriali e comportamentali, mantenendo la capacità affabulatoria di narrare una storia della quale il cliente si possa sentire protagonista.</p>



<p><br>Per fare questo occorre che a monte le aziende abbiano formulato adeguatamente la propria <strong>Customer Value Proposition</strong>, intesa come proposta di valore che l’azienda fa al mercato, che per i clienti si traduce nei vantaggi che possono raggiungere acquistando un prodotto o un servizio rispetto ad altri dello stesso segmento.&nbsp;</p>



<p>Nell’incontro ottimale tra il <strong>vantaggio competitivo </strong>offerto dall’azienda e il soddisfacimento dei molteplici <strong>bisogni</strong> dei clienti, si crea quella che viene chiamata <strong>Customer Branding </strong>ovvero l’associazione, nella percezione del cliente, dei valori del brand.</p>



<h2><strong>Come si crea un’ottimale Customer Experience</strong></h2>



<p>Non esiste un solo tipo di cliente, nemmeno se si fanno precise distinzioni merceologiche o di target. Le <strong>tipologie psicologiche</strong> sono veri e propri modi di affrontare il mondo e quindi per gestire i clienti occorre saper approcciare la psiche umana nella sua complessità, sapendosi mettere fra parentesi e aderendo in maniera professionale al ruolo. Capire velocemente a quale tipologia il cliente appartenga è fondamentale, perché le prime impressioni si saldano nel ricordo dell’esperienza.&nbsp;</p>



<p>Se non si sa fronteggiare questo non si può pensare di gestire le <strong>obiezioni</strong> e le <strong>lamentele</strong>, fasi cruciali in qualunque transazione.</p>



<p>Le strategie aziendali devono quindi tener conto del fatto che la <strong>Customer Experience </strong>si configura come <strong>percezione olistica</strong> da parte del cliente e si colloca come sintesi che va oltre il prodotto e il servizio, oltre al brand e alla tipologia di acquisto. Ogni azienda dovrebbe avere un approccio unico in tutti i <strong>touchpoint</strong> con il cliente, siano essi fisici o digitali.</p>



<h2><strong><strong><strong>Percorsi di formazione in Customer Care</strong></strong></strong></h2>



<p>La formazione che si propone per gli addetti alla vendita tocca molti ambiti: dalle gestione delle <strong>emozioni</strong> alla <strong>comunicazione</strong> (ad esempio imparare a porre le domande giuste); dalle <strong>tattiche persuasive </strong>non manipolative alle tecniche di <strong>negoziazione win-win</strong>, in cui entrambe le parti possano uscirne vincenti.</p>



<p>Contattami se vuoi formare il tuo <strong>team vendita</strong> per avere una migliore cura del cliente.</p>
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		<title>L&#8217;importanza del Company Profile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Fierli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Dec 2021 15:14:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le aziende di successo riescono a comunicare la propria identità sapendo miscelare la realtà tangibile dei loro prodotti o servizi con l&#8217;universo simbolico legato all’immaginario che si riesce a creare attorno a un brand. Questo valore immateriale, adeguatamente comunicato,si riverbera facendo percepire l’identità e la filosofia aziendale in modo che si veicolino non solo l’appeal &#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Le aziende di successo riescono a comunicare la propria identità sapendo miscelare la realtà tangibile dei loro prodotti o servizi con l&#8217;<strong>universo simbolico</strong> legato all’<strong>immaginario</strong> che si riesce a creare attorno a un <strong>brand</strong>.</p>



<p>Questo <strong>valore immateriale</strong>, adeguatamente comunicato,si riverbera facendo percepire l’<strong>identità</strong> e la <strong>filosofia aziendale</strong> in modo che si veicolino non solo l’<em>appeal</em> legato alla <strong>Brand Identity</strong> e al cosiddetto <strong><em>tono di voce</em></strong>, ma anche i <strong>valori</strong> e le <strong>prassi virtuose</strong>.</p>



<h2><strong>Che cos’è il Company Profile</strong></h2>



<p>Il Company Profile di un’azienda, come suggerito dalla locuzione anglofila, è un documento che descrive i tratti salienti da cui poter dedurre chiaramente l’<strong>identità </strong>aziendale. Avere un’identità precisa per un’azienda è indispensabile e per questo il documento deve contenere:&nbsp;</p>



<ul><li>le immancabili <strong>Vision</strong> e<strong> Mission</strong></li><li>il <strong>System Value</strong>, il sistema dei<strong> valori aziendali </strong>che faccia capire a quale tipo di cultura organizzativa l’azienda guardi e quali sono gli schemi di riferimento, di tipo ideale o ideologico, che forniscono alle persone la giustificazione della propria attività</li><li>Il <strong>codice etico</strong>, ispirato da una <strong>responsabilità diffusa e sociale </strong>(Corporate Social Responsibility), con cui si integrano preoccupazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa, in modo da gestire efficacemente le problematiche di impatto sociale ed etico al proprio interno e nelle zone di attività, monitorando e rispondendo alle aspettative economiche, ambientali, sociali di tutti i portatori di interesse (stakeholders)</li><li>alcuni cenni alla <strong>storia </strong>dell’azienda e ai <strong>fondatori</strong></li><li>i riferimenti all’<strong>eccellenza distintiva</strong>&nbsp;</li><li>le <strong>declinazioni del brand</strong>.</li></ul>



<p>Possedere questo documento non è un valore di per sé, se questo non corrisponde veramente alla realtà dell’esistente, se contiene formule vuote e di rito o, peggio, che seguano le varie mode che ciclicamente si avvicendano. Il Company Profile deve essere <strong>autenticamente aderente alla realtà</strong> che l’azienda rappresenta nel mondo, soprattutto attraverso le <strong>Best Practice</strong>, l’adozione delle quali permette l’ottimizzazione dei processi interni, la qualità del <a href="https://www.stefaniafierli.it/benessere-organizzativo-fra-welfare-engagement-maggiordomi-e-carta-igienica/"><strong>clima aziendale e del benessere organizzativo</strong></a>, la corrispondenza fra organigramma e reali operatività, che generano, a loro volta, <strong>dinamismo organizzativo </strong>e <strong>cultura di impresa</strong>. Si tratta di una vera e propria filigrana preziosa, simbolo del livello di sviluppo.<br></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="576" src="//i0.wp.com/stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/12/Company_Profile_Fierli2-1-1024x576.jpeg" alt="" class="wp-image-3243" srcset="https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/12/Company_Profile_Fierli2-1-1024x576.jpeg 1024w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/12/Company_Profile_Fierli2-1-300x169.jpeg 300w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/12/Company_Profile_Fierli2-1-768x432.jpeg 768w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/12/Company_Profile_Fierli2-1-1536x864.jpeg 1536w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/12/Company_Profile_Fierli2-1.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2><strong>Come si realizza il Company Profile</strong></h2>



<p>Per realizzare un Company Profile occorre avere le idee chiare su chi si è e su chi si vuole diventare: farsi affiancare da professionisti esterni aiuta nel fare il primo sforzo di narrazione, per essere visti e percepiti da chi non vive l’azienda tutti i giorni e quindi può osservare con occhio distaccato e più oggettivo. In questo modo si riescono a focalizzare i vari step, <strong>coinvolgendo varie funzioni</strong> e, laddove sia possibile, i <strong>collaboratori</strong> stessi, che di quell’azienda fanno parte integrante, per instaurare un dialogo proficuo, che spesso ha un <strong>alto valore formativo</strong>, di scambio e di presa di coscienza.</p>



<h2><strong>Perché ogni azienda dovrebbe avere il proprio Company Profile</strong></h2>



<p>Dove esistono solo le <strong>strategie di business </strong>e l’<strong>identità aziendale</strong> non è ben chiara, si lavora in maniera debole e impoverita. Le strategie, gli obiettivi e l’identità dovrebbero procedere insieme con una <strong>coerenza interna</strong>,che incarni i <strong>principi etici </strong>nelle <strong>pratiche aziendali</strong>.</p>



<p>Questo tipo di cultura crea un <strong>valore aggiunto </strong>non solo per l’azienda in sé ma anche per l’esperienza di chi vi lavora tutti i giorni, in termini di <strong>motivazione</strong> e <strong>commitment</strong>.</p>



<h2><strong>Company Profile e Storytelling</strong></h2>



<p>Saper <strong>narrare una storia</strong> che abbia l’azienda come <strong>protagonista</strong>, significa conoscere le dinamiche del <strong>pensiero organizzativo </strong>e saper pensare in <strong>chiave metaforica</strong>.</p>



<p>Nel fare questo si mobilitano energie che si dirigono sia all’<strong>esterno</strong> che all’<strong>interno</strong>: saper narrare la propria storia ai <strong>collaboratori</strong> e agli <strong>stakeholders</strong> significa creare un collante che ne sancisce e rafforza l’<strong>appartenenza</strong>; mentre la comunicazione verso il <strong>target</strong> è vitale per continuare a tessere un dialogo con gli interlocutori giusti.</p>



<h2><strong>Come si utilizza il Company Profile</strong></h2>



<p>Sia nella forma cartacea, che nella versione digitale, il Company Profile accompagna i vari momenti della vita di un’azienda. In quanto condensato della<strong> <em>reason why</em></strong> il Company Profile è utilissimo a vari fini pratici:</p>



<ul><li>per il <a href="https://www.stefaniafierli.it/job-recruiting-tutto-inizia-da-qui/"><strong>Recruiting e per le pratiche di Onboarding</strong></a>, ossia per aiutare il personale di nuova assunzione a entrare adeguatamente nel <strong>ruolo</strong> e nel <strong>sistema delle attese</strong>, sia in merito alle competenze tecniche che alle <a href="https://www.stefaniafierli.it/cosa-sono-le-soft-skills/"><strong>Soft Skills</strong></a></li><li>per aiutare l’implementazione di <strong>policies</strong>, fungendo da punto di ispirazione ai valori fondativi nelle linee di condotta</li><li>per impostare politiche di <strong>Talent Management</strong>,<strong>Diversity &amp; Inclusion</strong>,<strong> Learning Organization </strong>e <strong>Knowledge Sharing</strong></li><li>per adeguare gli stili di <a href="https://www.stefaniafierli.it/la-leadership-ai-tempi-del-coronavirus/"><strong>Leadership</strong></a> e definire i percorsi di <strong>carriera</strong>&nbsp;</li><li>per illustrare i propri <strong>punti di forza</strong> a partner e clienti, sia durante le trattative che durante convention e fiere, nonché nella propria comunicazione istituzionale, compresa quella sul web</li></ul>



<h2><strong>Comunicare il valore</strong></h2>



<p>Il modo di presentarsi, nel reale come nel virtuale, determina la <strong>Corporate Reputation</strong>: ecco perché per ogni azienda il lavoro sul Company Profile si rivela fruttuoso e prezioso. Porre gli attori della vicenda aziendale tutta in un processo dinamico di <strong>co-creazione</strong> dell’identità, significa comunicare alle persone e al mercato il <strong>valore del proprio agire</strong>.</p>



<p>Se la tua azienda ha già un Company Profile ma lo vuoi rendere attuale, oppure se lo vuoi creare da zero <strong>contattami</strong> usando il bottone qua sotto.</p>
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		<title>Job Recruiting: tutto inizia da qui!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Stefania Fierli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Nov 2021 17:02:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le aziende sono fatte di team e i team sono fatti di persone e queste entità vivono costantemente in un equilibrio instabile, che deve fare i conti con la realtà economica e sociale esterna. Inserire nuovo personale in azienda significa quindi inserire una variabile nuova in un campo di variabili, che darà luogo a nuovi &#8230;</p>
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<p class="has-drop-cap">Le aziende sono fatte di team e i team sono fatti di persone e queste entità vivono costantemente in un equilibrio instabile, che deve fare i conti con la realtà economica e sociale esterna. Inserire nuovo personale in azienda significa quindi inserire una variabile nuova in un campo di variabili, che darà luogo a nuovi equilibri e a nuove dinamiche. Ecco che l’attività di selezione per nuove assunzioni diventa un asset fondamentale del successo, perché aggiungere la persona sbagliata nel team sbagliato può compromettere anni di lavoro nella costruzione di quell’amalgama fatto di capacità di performare, clima di fiducia e spirito di collaborazione.</p>



<h2><strong>La sfida della selezione del personale</strong></h2>



<p>La selezione, sia che venga affidata alla sola funzione HR, o che coinvolga altre funzioni aziendali, sia che preveda anche il coinvolgimento di un consulente esterno, è un’attività in cui anche i <em>professional</em> con molti anni di esperienza rischiano sempre di incappare nell’errore, perché il materiale umano non è affatto un mero “materiale”, ma si costituisce in momenti di vita, biografie, sogni e “fallimenti nel cassetto”. Molto spesso le informazioni più interessanti non sono riportate nel Curriculum e il recruiter deve perciò essere in grado di saper intuire il filo narrativo nella storia che il CV racconta e nasconde.</p>



<p>Posto che nessuno dispone della sfera di cristallo e che il Recruiting non ha niente a che fare con la magia e la capacità di chiaroveggenza, esistono pratiche più o meno virtuose, prassi consolidate che aumentano di molto la possibilità di successo di una campagna di selezione.</p>



<h2><strong>Test della cultura organizzativa</strong></h2>



<p>Possiamo dire allora che la selezione è un importante test della cultura organizzativa e dei valori aziendali, in cui occorre allinearsi all’identità espressa dal <strong>Company Profile</strong>. Questo processo si deve articolare non limitandosi alla definizione di <strong>Job Description</strong> e <strong>Job Profile</strong>, ma anche diversificando gli <strong>iter selettivi</strong> per tipo di vacancy, sapendo scrivere un annuncio che funzioni come primo <strong><em>touch point</em> </strong>strategico con il candidato e scegliendo opportunamente dove e come pubblicarlo. Inoltre rivestono notevole importanza la qualità della comunicazione e la cura con cui si effettuano le convocazioni, così come l’articolazione degli items in cui viene animata ogni singola prova — compresi <strong>Assessment</strong> ed eventi con finalità selettiva —, il modo in cui viene presentata l’azienda al candidato, nonché la formazione dei recruiter che ne sono l’interfaccia. Gli addetti alla selezione devono possedere infatti doti relazionali quali <strong>intelligenza emotiva</strong>, <strong>resilienza</strong>, <strong>empatia</strong> e <strong>assertività</strong> per schivare bias e pregiudizi e per saper individuare la gerarchia dei bisogni dei candidati e la motivazione intrinseca.</p>



<h2><strong>Come colmare lo Skill gap</strong></h2>



<p>Quello che viene definito <strong>Skill gap </strong>indica la difficoltà di reperire persone con determinate competenze spendibili in un mercato del lavoro che si evolve continuamente e determina una situazione particolare per cui, sia con i profili Junior che quelli Executive, si apre una vera e propria negoziazione. Non solo l’azienda ma anche il candidato compie una valutazione e sceglie di conseguenza, perché, è bene sottolinearlo, il candidato competente si può permettere di farlo!</p>



<h2><strong>Personal Branding e Web Reputation</strong></h2>



<p>Se l’azienda guarda al <strong>Personal Branding</strong>, il candidato a sua volta nota l’<strong>Employer</strong> <strong>Branding</strong>; se l’azienda studia <strong>CV </strong>e <strong>referenze</strong>, il candidato acquisisce informazioni sul web e sui social e si fa un’idea di <strong>Reputation</strong> e <strong>Web Reputation </strong>aziendali, notando altresì quanto la comunicazione istituzionale, Corporate e Marketing, mantenga le promesse alla prova pratica. Se si parla di <strong>Candidate Experience </strong>e di individuazione della<strong> Candidate Persona</strong> (terminologie prese a prestito dal Marketing), si capisce che per ciò che concerne la selezione sono in azione meccanismi tipici della vendita, per cui è fondamentare comprendere la <strong>psicografia</strong> dei nuovi <strong>t</strong><strong>arget.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="683" src="//i0.wp.com/stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/11/Job_Recruiting_tutto_inizia_da_qui_CV-1-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-3168" srcset="https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/11/Job_Recruiting_tutto_inizia_da_qui_CV-1-1024x683.jpeg 1024w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/11/Job_Recruiting_tutto_inizia_da_qui_CV-1-300x200.jpeg 300w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/11/Job_Recruiting_tutto_inizia_da_qui_CV-1-768x512.jpeg 768w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/11/Job_Recruiting_tutto_inizia_da_qui_CV-1-1536x1024.jpeg 1536w, https://www.stefaniafierli.it/wp-content/uploads/2021/11/Job_Recruiting_tutto_inizia_da_qui_CV-1-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>La pandemia ha portato notevoli cambiamenti al mondo della selezione e ha posto in maniera tassativa la necessità di gestire l’<strong>E-Recruiting</strong>, almeno nelle fasi iniziali. Chi non vi era già abituato, ha dovuto giocoforza imparare a selezionare il personale da remoto, migliorando di conseguenza non solo le competenze digitali nell’uso delle varie piattaforme, ma la capacità di modulare la comunicazione in termini di efficacia, gestione del nonverbale e della prossemica.</p>



<h2><strong>Job Recruiting:</strong> <strong>Scouting, Head Hunting, Onboarding</strong> <strong>e</strong> <strong>Tutoring</strong></h2>



<p>Nello <strong>Scouting</strong>, anche con azioni di <strong>Head Hunting</strong>, bisogna saper usare le leve giuste per condurre una vera e propria trattativa. Saper <em>vendere</em> tutte le <a href="https://www.stefaniafierli.it/benessere-organizzativo-fra-welfare-engagement-maggiordomi-e-carta-igienica/">politiche di <strong>Incentive</strong>, <strong>Welfare</strong> e <strong>Wellbeing</strong></a> significa saper veicolare il <em>purpose</em> e i punti di forza aziendali al candidato.</p>



<p>Il processo finisce con l’inserimento in azienda che si articola in attività importantissime, e troppo spesso trascurate, come le pratiche di <strong>Onboarding</strong> e di <strong>Tutoring</strong>, che dimostrano il livello di strutturazione aziendale nell’accoglienza dei neoassunti in termini di attenzione e formazione.&nbsp;</p>



<p>Come per tutte le attività aziendali, anche per il Recruiting occorre tenere conto dei molteplici parametri in gioco per mezzo di <strong>Audit</strong> specifici e <strong>valutazioni</strong> con <strong>KPI</strong> appositi.</p>



<h2><strong>Talent Acquisition</strong> <strong>e</strong> <strong>Talent Retention</strong></h2>



<p>Le attività di HR sono volte alla <strong>Talent Acquisition</strong> e alla <strong>Talent Retention</strong>, alla capacità di attrarre talenti e poi saperli trattenere, focalizzando la percezione del valore che si condensa nell’<strong>Employee Value Proposition</strong>, intesa come la somma delle esperienze che le persone vivono nel rapporto con l’azienda. Per riuscire a mantenere una coerenza dentro queste attività, occorre saper mappare i talenti dei collaboratori e incentivarne l’<strong>empowerment</strong> con politiche che facciano emergere l’<strong>Employee</strong> <strong>Advocacy</strong>, anche coadiuvati da<strong> Brand Ambassador</strong>.</p>



<p>Spesso le migliori intenzioni si vanificano con cadute di stile e dettagli lasciati all’improvvisazione. Eppure sappiamo che i talenti migliori si trovano nella condizione di poter scegliere e che per attrarli non bastano solo argomenti economici. L’azienda deve offrire un plusvalore anche immateriale, fatto di <strong>storytelling</strong>, <strong>carriera</strong>, <strong>formazione</strong>, <strong>coinvolgimento</strong>.</p>



<p><strong>Scrivimi</strong> per migliorare il tuo CV e il modo di porti ai colloqui oppure, se sei un&#8217;azienda, per creare modalità innovative di Attraction, Recruiting e Retention.</p>
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